Lavorare con i giovani: cinque cose che abbiamo imparato in questo anno a scuola


Anche quest’anno abbiamo incontrato decine di classi alle scuole medie e superiori, soprattutto nelle province di Rovigo e di Padova. Nelle nostre attività con Zico Scuola ascoltiamo anche molti docenti. A loro abbiamo fatto qualche domanda per capire come la vedono su una questione che si sta molto a cuore: come lavorare con i giovani.

Lavorare nelle scuole significa lavorare con i giovani

Lavorare con le scuole significa in fondo soprattutto lavorare con i giovani. E’ scontato? Forse non troppo. Essere consapevoli di questo significa provare a capire chi sono i giovani, cosa sognano, di cosa hanno paura e come possiamo camminare insieme.

Lo sanno bene moltissimi insegnanti che incontriamo ogni anno a scuola. Che sono spesso un punto di riferimento per i loro studenti. Che ogni giorno si affacciano sul mondo dei giovani e ne colgono le energie positive e negative. Nello scorso anno scolastico abbiamo chiesto ad alcuni prof un po’ di tempo per rispondere alle nostre domande. Per aiutarci a capire meglio cosa significa lavorare con i giovani e come possiamo farlo insieme.

Ecco cinque cose che abbiamo capito dalle loro risposte:

1. C’è più fragilità e solitudine

«I ragazzi sono sempre più fragili, sono spesso molto soli e si isolano col telefono. Hanno bisogno di essere ascoltati e di trovare la persona giusta.»

Così ci ha raccontato il dirigente di un istituto comprensivo, in un piccolo comune non distante dal capoluogo. Parliamo di ragazzi delle scuole medie, età che è la porta dell’adolescenza.

In effetti gli adolescenti faticano a gestire emozioni, conflitti e relazioni dal vivo. Del resto, lo confermano molte ricerche: dopo la pandemia la sofferenza dei ragazzi e delle ragazze è aumentata e oggi circa il 18% ha una forma di disagio psicologico rilevante (dati Istat – Benessere Equo e Sostenibile).

Negli adulti – soprattutto a scuola – cercano ascolto. Ma non sempre ci sono il tempo, gli spazi e gli strumenti adeguati per offrire loro una risposta.

Cosa possiamo fare?

  • Occorrono sportelli di ascolto strutturati con figure professionali che non siano solamente i docenti.
  • Ma anche attività di educazione socio-emotiva integrate nella didattica.

2. A cosa serve ciò che imparo?

«Una delle prime domande che fanno è cosa mette nella verifica? e non cosa mi serve nella pratica?. Non agganciano il vissuto a quello che imparano a scuola.»

A parlare questa volta è la docente di un istituto professionale di Rovigo. Una docente attiva, presente, in ascolto. I ragazzi e le ragazze – ci racconta – spesso non riconoscono il senso di ciò che studiano: la scuola appare loro come scollegata dalla vita reale. E la loro motivazione si accende solo quando percepiscono ciò che studiano come agganciato a qualcosa di concreto.

Anche questo dato non stupisce. Recenti dati OCSE mostrano come solo il 44% degli studenti italiani trovi interessante ciò che studia (la media OCSE è 57%), mentre un’indagine Doxa conferma che oltre il 60% dichiara di studiare solo per i voti.

Cosa possiamo fare?

  • Ad esempio forme di didattica esperienziale e laboratoriale
  • Attenzione alla qualità dei PCTO in realtà locali capaci di offrire esperienze concrete.

3. Competenze di base in calo

«Preso un testo rimane tale, non si fa proprio quello che si legge, si comprende tutto con molta superficialità. Quella capacità elaborativa manca, restiamo molto spesso sulla superficie.»

Il problema è noto da tempo e anche su questo esiste una quantità di statistiche: ormai quasi la metà degli studenti italiani (dati Invalsi) ha difficoltà a comprendere un testo in italiano. La situazione è sempre peggio, anche a causa della diffusione di contenuti digitali, che privilegiano la velocità e il feedback immediato.

Comprensione del testo, esercizi di pensiero critico, attenzione prolungata e ricchezza lessicale sono in via di estinzione? Forse qualcosa si può ancora fare.

Ad esempio cosa si può fare?

  • Attività di lettura ad alta voce quotidiana
  • Spazi di dibattito strutturato e discussione
  • Stimolo alla lettura a tutte le età.

4. Non sanno cosa fare da grandi

«Non hanno una chiara idea di cosa vorrebbero fare, di quale dovrebbe essere il loro futuro. Le troppe opportunità sono una buona cosa, è proprio l’incertezza generale che spaventa.»

Come ci racconta qui un docente di scuola superiore in un comune della provincia di Rovigo, oggi molti ragazzi non sanno chi vogliono essere da grandi. Questo nonostante gli investimenti nell’orientamento scolastico, che evidentemente non riesce a rispondere in profondità a questa incertezza.

Sembra dimostrarlo il fatto che un terzo degli studenti di prima superiore si dichiara scontento della scelta del percorso (fonte AlmaDiploma). Occorre, insomma, insistere per migliorare gli strumenti di orientamento, perché aiutino davvero i ragazzi a comprendere le loro attitudini e la loro identità.

Cosa possiamo fare?

  • Attività di orientamento che identifichino le attitudini, anziché solo gli sbocchi lavorativi, aiutando ogni ragazzo o ragazza a capire chi é e che strada può intraprendere.

5. Anche i docenti hanno bisogno!

«Avrei bisogno di formazioni che facciano entrare in loro qualcosa — emozioni, ascolto, comprensione. Non gestione delle dinamiche, ma gestione della trasmissione.»

Una docente di scuola media a Rovigo – ma non è la sola – ci ha ricordato che non vanno dimenticati i bisogni di chi insegna. Se gli insegnanti sono gli alleati più preziosi per costruire risposte ai bisogni dei giovani, occorre investire sulla loro formazione, sulla loro crescita e anche sul loro benessere.

Gli insegnanti spesso sono soli di fronte a classi numerose, eterogenee e con bisogni sempre più complessi. Moltissimi sviluppano sintomi tipici del burnout.

Quelli che vogliono lavorare al meglio, chiedono non corsi teorici, ma strumenti operativi. E poi tempo per confrontarsi tra colleghi. L’Italia è tra i paesi con il minor numero di ore dedicate alla formazione in servizio degli insegnanti (dati OCSE).

Cosa possiamo fare?

  • Spazi di confronto e condivisione di pratiche tra docenti
  • Mentoring tra pari e peer coaching tra insegnanti
  • Formazione “on demand” calata nel quotidiano della classe

Cosa possiamo fare insieme?

A Zico Scuola non abbiamo la bacchetta magica, ma abbiamo un piccolo sogno: far brillare i talenti e le qualità dei più giovani. Non solo a scuola. Ci credono anche gli insegnanti con cui lavoriamo ogni anno e con cui studiamo percorsi, laboratori ed esperienze capaci di dare valore a ciò che di meglio i ragazzi e le ragazze sanno esprimere.

Stai cercando un’attività per lavorare con i giovani? Vuoi portare nella tua scuola uno dei nostri laboratori di orientamento, auto impresa, benessere? Ti interessa organizzare un corso di formazione per docenti? Contatta Zico Scuola a chiara.facchinetti@zico.me o al 375 529 1466